Roncadelle nella memoria

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L'intera opera è stata stampata in 199 cartelle numerate una per una a mano dall'autore e non sono più riproducibili formato cartelle cm. 32x42.

Le vediamo di sfuggita correndo verso impegni sempre urgenti e ci appaiono come inutili presenze cariche solo di anni e di rughe. Loro,le vecchie costruzioni rurali, sempre più trascurate, sembrano chiudersi in una muta rassegnazione. Eppure è da lì che tutti ceniamo. La ricerca delle nostre radici, un’esigenza sempre più sentita in un periodo di rapidi e radicali cambiamenti come l’attuale, ci riporta inevitabilmente alla civiltà contadina, che ha accompagnato anche la storia e la cultura di Roncadelle per oltre mille anni e ne ha segnato il territorio fino a tempi recenti. Dai boschi e dagli acquitrini, che nell’antichità costeggiavano il corso del fiume Mella, si ricavarono i campi che diedero pane e lavoro per secoli ai rustici del monastero di S: Giulua, ai braccianti delle cascine del castello, di Antezzate, della Fedrisa, di Villa Nuova, del Savoldo e di altre proprietà locali, finche lo Sviluppo industriale e commerciale delle periferie urbana rese sempre meno necessari e affollati quei luoghi rurali, dove migliaia di persone si erano succedute con le loro fatiche, le gioie, le sofferenze, le passioni, le speranze tipiche di ogni esistenza umana trasmettendo per decine di generazioni una cultura basata sull’esperienza e su solidi riferimenti ideali. Le cascine sopravissute alla rapida espansione del paese hanna quindi tante cose da raccontarci sul loro passato, sul nostro passato. Grazie alle belle immagini fotografiche di Cesare Mor Stabilini, esse tornano a parlare. E raccontano dei nostri avi,della fatica del vivere quotidiano, della ricerca costante di un’armonia con l’universo che poi abbiamo smarrito; ci parlano del tempo in cui a funzionalità dei manufatti, pur costruiti con materiali poveri, non andava disgiunta della poesia e da una duratura solida. Ci dicono che il passato è ancora presente, se lo sappiamo riconoscere e accettare non come operazione nostalgica, ma come preziosa eredità, come recupero di valori e di identità culturale. La nostra storia è scritta infatti anche sui frammenti degli edifici, sugli attrezzi di lavoro, sulle linee architettoniche, sui ricami del paesaggio, che sanno di sudore e di miseria, di lacrime e di sacrifici, ma anche di serena laboriosità, di convinta solidarietà, di giuste rivendicazioni, di ordinata convivenza basata su valori comuni. E la memoria delle cose, nell’offrire consapevolezza storica Risveglia ,a volte, la memoria del cuore.

G. Luigi Vernia

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