Il Muro di Berlino Interpretato da Cesare Mor Stabilini

Muro di Berlino (bianco e nero)
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L'intera opera è stata stampata in 199 cartelle numerate una per una a mano dall'autore e non sono più riproducibili formato cartelle cm. 32x42.

I geroglifici della crudeltà berlinese ricevono l’attenzione appropriata della genialità artistica di Cesare Mor Stabilini, il chiaroscuro rimbalza sull’opera più insistita del cinismo ideologico, riporta la prima quiete delle macerie, intravede la nuova luce di oriente,asseconda il fluire di una stagione insperata . Berlino come l’archiviazione di ogni incubo,quindi,la consumazione magica del patto malefico. E la resistenza innocente dell’obiettivo di Mor Stabilini ,sta dentro ,anch’essa, nell’infinita, paziente attesa di un riscatto dall’odio. Ma il cielo di Berlino ha respinto lo sfregio, continuando a sospendersi sull’anima tedesca più che sui corpi, assegnare quasi la protezione dello spirito, a testimoniare la necessità di un tempo di attesa quale il solo possibile per la estrema purificazione. E pura è l’intenzione oltre che la tecnica, mi pare, di Cesare Mor Stabilini, che accompagna lo stupore della cultura lungo i crinali dell’assurdo e si accosta alla guardia che solo certifica un’esistenza diversamente inesistente. L’odio, quando ricolma la sua stessa misura, va indicato per essere almeno percepito. Il male ha bisogno di una vittima e la guardia di Berlino per questo si condanna in un contrappasso grigio come i riflessi che rimbalzano sui selciati della porta di Brandeburgo e segna il ritorno anarchico di fantasmi dal barbaro e dal romano. Li ributtano gli antri delle Alpi e i cunicoli delle foreste e reclamano, forse, il tradimento della tradizione,la vendetta alla regola, la consegna alla dissipatezza. Mor Stabilini probabilmente sfida se stesso in questo straordinario reportage, va contro natura, tende a saltarsi, con la stessa angoscia di chi ha oltrepassato il muro nel sangue. Il rosso si vede nella sua opera . E’ la scintilla che esce, anemica, dallo scalpello delle libertà, rinasce negli sguardi di un’infanzia chiamata a benedire la disperazione rientrata. E’, alla fine, il rosso invisibile che si scioglie a significare, come mostra l’intelligenza evidente di Mor Stabilini, che il freddo è vinto, la notte è alle spalle e il senso della luce intiepidisce i contorni incerti dell’aurora.

Min. Mino Martinazzoli

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