I sassi della Gallura

L'intera opera è stata stampata in 199 cartelle numerate una per una a mano dall'autore e non sono più riproducibili formato cartelle cm. 32x42.

Iconograficamente lo spettatore,avrà modo di assistere ad un’opera stilisticamente ineccepibile,la dove le luci si fondono nelle ombre creando infinite sensazioni,che solo il grande formato 50x60 può suscitare,ed in cui la maestria dell’autore si sbizzarrisce con un soggetto all’apparenza banale ma che tutt’altro si rivela a chi lo voglia affrontare. Perché la tecnica non trova più spazio e l’intelletto e l’istinto dominano sulle cose. Si, solo pietre,ma pietre della Gallura,di quel angolo di Sardegna occidentale dove la natura si è espressa nella maniera più forte per chi ha occhi per essa, dove le rocce a strapiombo sono state plasmate dalle onde e dagli elementi atmosferici,nelle forme più astrali che mai si possa immaginare. Aggirandosi per esse si ha quasi la sensazione di camminare sul tempio,e dalla forza che da esse traspare,una certa inquietudine si impadronisce dell’animo fino a sentirti fuori dal tempo reale. Siccome è facile calarsi in un galeone comandato da pirati,che alla vista lunare di tanto,vira di secco in preda paura. O come in un sogno,ti trovi immerso,dove occhi ti guardano e mani ti sfiorano e tutto ti avvolge come una vertigine mentre il respiro ti stringe la gola,ti sembra follia e forse la rasenti. Queste e infinite altre emozioni può suscitare la mostra,che io non esisterei a chiamare: luci ed ombre sull’infinito. Tutta da vedere dunque,questa splendida rassegna non fosse altro per stimolare quella curiosità che è in noi verso l’immagine,tanto più se l’immagine sfiora l’immaginario. Due parole di presentazione spettano ora all’autore anche se è molto difficile in due parole focalizzare la personalità,di questo funambolo della macchina fotografica. Cesare Mor Stabilini questo schivo ed elusivo personaggio non meglio conosciuto in Italia ed ancor Meno nelle nostre contrade,ma certamente valorizzato e capito sia in tutta Europa,ed attraverso le sue foto,nel resto del mondo. Si certo, anche Mor Stabilini alla maniera di Giuseppe Acerbi, ( l’esploratore mantovano del XVIII secolo che i finlandesi definiscono il loro Cristoforo Colombo) Lo trovi un giorno a Capo Nord, un’altro ad Istambul, sul Bosforo,a Gibilterra come a Reichiavic. Dovunque insomma la sua inesauribile voglia di fotografare lo spinga. Stiamo pur certi che,la dove il suo occhio si posa,un’immagine suggestiva uscirà sempre dalla sua macchina fotografica.

Giuseppe Barbieri s.f.a.n.

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