Anno europeo dell’ambiente

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L'intera opera è stata stampata in 99 cartelle numerate una per una a mano dall'autore e non sono più riproducibili formato cartelle cm. 32x42.

Mi pare di riscoprire, nei “colpi d’arte” di Cesare Mor Stabilini , tutta la caligine dell’Oglio, il fiume che ospitò le nostre radici nell’appartata e luminosa pausa dell’adolescenza . Lui, addirittura, è nativo di Barco di Orzinuovi, dove il fiume era talmente bello da sembrare una fotografia. Un poco anche da lì, dai fumi nebbiosi dell’Oglio d’inverno, dalle limpidezze estive, pesca l’obiettivo fine di un artista, che ritrovo intellettuale prezioso, molti anni più in là. Indossa, ormai, una biografia intensa, una lunga vista alle cose,quelle che la sua anima impone al nostro distratto vagare. Richiama alla coscienza,Cesare Mor Stabilini,cielo e muri che pretesi impegni personali collocati nell’arredo accessorio di una natura artificiale. Vive, probabilmente,l’artista,un tempo prolungato di armonie,dove arie e colori suggeriscono amicizie miti,vigilie sicure per approdi umani innocenti. Così è anche per quest’ultima operosa testimonianza di ricerca storico-ambiente. Cesare Mor Stabilini scopre,per ognuno,il tempo che ci appartiene. Questa sintesi di tutte le più straordinarie geometrie del Paese,raccoglie,in un impercettibile “clic”, gli umori più diversi dei nostri popoli. La gente di Puglia,assestata su recenti architetture di sussistenza vicino alle prospettive colte della Magna Grecia. Lo spirito artistico di Cesare Mor Stabilini riscatta i bradisismi di una terra lacerata : le residenze e i monumenti si ergono, dunque,laggiù, come se in un impasto di terra si incarnasse l’impeto per un’idea di resurrezione. Scava,l’artista,tra i resti ancora stupendi della classicità . Sospeso,ancora,tra un desiderio di archeologia e l’ansia di “ istruire “ su una storia troppo dimenticata. Illustrano,le tavole di Mor Stabilini, non tanto ciò che è da salvare,nell’anno europeo dell’ambiente ma sarà proficuo celebrare,gli anni delle nostre assurdità,mi chiedo? – quanto,piuttosto,quello che è da vedere,per molti,solo la prima volta. E che dire di quella sterminata chiesa di Francesco,il Santo,là dove il cielo incombente e discorde occupa il baricentro dei cipressi per insegnare che non si è ancora incominciato un monosillabo vero di pace. C’è, forse, un messaggio lungo di invito alla riconciliazione dell’uomo attraverso i simboli di un’invidiabile arte fotografica. C’è lo stigma classico del messaggero. Cesare Mor Stabilini ritrae, dunque , quello che un’intelligenza sicura e un animo docile mettono a fuoco nei giorni difficili della chiarezza. Che è proprio di chi vive, solo e silenzioso,la lunga stagione di una pedagogia umile.

Min. Mino Martinazzoli

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