Nikolajewka

L'intera opera è stata stampata in 199 cartelle numerate una per una a mano dall'autore e non sono più riproducibili formato cartelle cm. 32x42.

“ Eravamo soldati “. Il titolo di questo film di guerra americano, che avevo appena visto, mi è venuto in mente a Brescia, la mattina del 26 gennaio, mentre guardavo sfilare i reduci della Battaglia di Nikolayewka, i reduci della campagna di Russia. Oggi ormai ottantenni, anch’essi in quelle tragiche giornate erano soldati; ma prima di essere soldati erano stati gente comune, del tutto comune, esattamente come noi. Qualche tempo fa, in un documentario storico della televisione, un povero diavolo di sincera fede comunista che, perseguitato dal fascismo, si era rifugiato in Russia (…per vivere un’altra odissea ), interpellato sull’insensibilità di Togliatti nei confronti dei soldati italiani prigionieri dei Russi, disse che il leader comunista non aveva capito che quei prigionieri, etichettati tutti come “fascisti “, erano in realtà della gente comune: contadini, operai, artigiani, studenti… Gente comune che era stata chiamata dallo Stato con la cartolina precetto, vestita in grigioverde e mandata a fare la guerra . Quasi un quarto di milione di uomini in Russia; tanti altri sul fronte occidentale, in Grecia, in Jugoslavia, in Africa. Metà di loro, uccisi dal nemico in battaglia, dal freddo tremendo o dalla fame nei campi di concentramento, non tornò dalla Russia. Dell’altra metà, a distanza ormai di 60 anni, hanno sfilato a Brescia pochi superstiti : alcuni con passo ancora sicuro, altri su provvidenziali automezzi, molti commossi: E hanno sfilato per ricordarci l’insensatezza di quella guerra tremenda e anche di tutte le altre guerre che, come sempre, come accade a loro, hanno coinvolto e coinvolgono la gente comune. I volti di quei reduci, le loro bandiere onuste di gloria, hanno ispirato ora questa bella cartella di immagini di Cesare Mor Stabilini, fotografo – artista di Chiari. Un’idea intelligente, di profonda sensibilità, che sarà nel futuro uno strumento prezioso per chi ci seguirà: per non dimenticare quei tragici avvenimenti, per continuare a rifletterci su, per impedire che altra gente comune come noi sia ancora coinvolta in guerre insensate.

Grazie, Cesare, per questa tua nuova, lodevole e ammirevole fatica.
Alberto Redaelli

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