Le mie Stagioni

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L'intera opera è stata stampata in 120 cartelle numerate una per una a mano dall'autore e non sono più riproducibili formato cartelle cm. 32x42.

Conoscere la natura per conoscere bene l’uomo: per Cesare Mor Stabilini più che un slogan, è un punto di partenza. Una partenza giusta, che muove dalla convinzione che l’uomo e la natura si influenzano reciprocamente. Siccome c’è un pericolo, quello di far scadere questo rapporto in un’ottica fuorviante,oppure personalistica, Mor Stabilini nel suo desiderio di obiettività preferisce guardare uomo e natura attraverso l’obiettivo imparziale della macchina fotografica. Sono immagini che escludono ogni manipolazione e che mantengono il rispetto scrupoloso del soggetto; al tempo stesso sono uno svegliarono per quanti intendono la natura come un bene in grado di resistere comunque e sempre agli oltraggi dell’uomo. Immagini che se rivelano la particolare predisposizione per un assieme carico di dettagli,non perdono d’occhio l’esigenza primaria di educare: al rispetto della natura,alla difesa dell’ambiente, al godimento interiore del miracoloso succedersi delle stagioni.
Le stagioni, appunto. La primavera che si annuncia su un pentagramma esaltato dal contrappunto delle rondini e che si trasmette all’animo dell’uomo inconsciamente teso alla ricerca di uno spiraglio in grado di confermagli subito quanto sa da sempre e cioè che la natura è puntuale a far rivivere la sua stagione più festosa. La fa rivivere in montagna, sui laghi, al mare e al piano, ma è soprattutto nelle città che la gente aspetta,come un sogno catalizzatore,la mano della primavera.
C’è stato chi ha scritto che il verde dei parchi urbani è il prezzemolo che, in dosi varie, si sparge su un immenso pasticcio fatto di cemento,mattoni,ferro,bitume e altro. Altri hanno sostenuto che è l’ultimo omaggio dell’uomo pentito ad una natura morente. Per Mor Stabilini, più correttamente è un atto di fiducia e di speranza. Una speranza che si ritrova in un’estate dominata dal sole e dalle riviere pulite: sono segni di chiaro valore artistico e di profondi significati, che collegano le serigrafie dell’artista alla sua passione prima,la fotografia. Quale il rapporto fra questi due mezzi di espressione? La coerenza di una ricerca che parte dall’intimo,che testimonia sensibilità e cuore aperto verso il buon senso dell’uomo e la sua volontà di rimediare ai guasti. Infatti,già l’autunno con le sue foglie che scendono lente dai rami,velando lo splendore del cielo d’estate,sono il segnale di una ritrovata determinazione.
L’autunno per meditare, per cercare nuovi sbocchi nella direzione di un vero equilibrio,ma anche per rimettersi in cammino con slancio verso l’inverno,che a torto per tanti si identifica con la “brutta stagione”. I colori si smorzano sotto un fiocco di neve,la natura lo accoglie con la maestosa precessione di alberi spogli,sicura di ritrovarsi puntuale all’appuntamento con la rondine di primavera. Il racconto di Cesare Mor Stabilini può magari apparire schematico,ma in realtà è un lungo viaggio di riflessione fatto attraverso lo splendore delle stagioni,impreziosito da un sapiente gioco grafico e cromatico. Fotografo attento,dotato di una raracomunicativa, anche in queste serigrafie riesce a trasmettere quel impulso vibrante che gli deriva da ogni “clic”. Al di là delle banali problematiche di tempi e diaframmi,di focali e luminosità, l’opera di Cesare Mor Stabilini è prima pensata e immaginata e poi realizzata per poter meglio penetrare nell’essenza del tema. Lui bresciano di Chiari, ma con radici bergamasche (i suoi genitori vengono dall’alta valle del Serio), ha captato dalla pianura nella quale vive il messaggio sincero dell’esigenza di concorrere a far argine contro un inquinamento che,purtroppo,sta travolgendo la nostra esistenza. E convinto che l’educazione è una delle chiavi per chiudere la strada a ulteriori rischi che vengono avanti,ha inteso dare il suo contributo parlando col linguaggio eloquente delle immagini. Le sue fotografie, suggestive e severe al tempo stesso, sono un esempio di omogeneità, di documentazione raccolta con costanza, metodicità e intelligenza, e di colloquio immediato con il pubblico. Come avviene appunto con queste belle trasposizioni in serigrafia. E’ stato detto : “ Sia che la natura nel mirino appaia in una visione contemplativa oppure in quella documentaris- tica, in quella di indagine scientifica e in quella di denuncia dei problemi ambientati,la fotografia si rivela sempre uno strumento inflessibile e potente,di comunicazione efficace “ Niente di più vero e lo confermano in eloquente i lavori di Mor Stabilini. Che hanno un altro pregio non secondario : quello di rammentare,di riportare alla memoria dei meno attenti che l’ecologia una cosa seria e che non è stata inventata alle soglie del duemila. Il termine risale al 1869 ed è dovuto al biologo tedesco E. Haeckel lo coniò per indicare la scienza che studia le condizioni degli esseri viventi e le interazioni di ogni tipo che si verificano fra questi e il loro ambiente . Una materia,l’ecologia,nella quale l’uomo di oggi sta rimediando soltanto bocciature. Senza salire In cattedra,ma restando ben salda nella realtà,questa cartella delle stagioni si affianca ai galantuomini nel percorso ancora accidentato verso un convincimento che è quello del rispetto rigoroso dell’ambiente affinché le nostre stagioni siano sempre più splendide.

Renato Possenti

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