Il colore dell’inverno

L'intera opera è stata stampata in 330 cartelle numerate una per una a mano dall'autore e non sono più riproducibili formato cartelle cm. 32x42.

Che strano essere ospiti di questo mondo e per ospiti intendo attore e regista del tempo a me concesso, scenografo e fotografo del mio “ IO “ di fronte a me stesso come di fronte agli altri, prima attore e controfigura nel medesimo istante, nella ricerca di una “ verità “ che mi radichi su questa terra che me la faccia amare, finche possa accettare la sfida tra l’essere e il non essere, tra la sensazione oggettiva e quella soggettiva, in quella spasmodica ricerca verso la conoscenza del proprio io. Cammino tra calle e ponti sento una strana felicità invadermi , devono essere le evocazioni che ho appena vissuto, la strana trasformazione della romantica città della gondola di questa sorta di caravanserraglio in cui esplode nel vero senso della parola tutta la pazzia umana che come un contagio si impadronisce di chiunque si trovi a vivere in questo si-tin . Scema la luce, Venezia si ricompone come sto facendo io che ho vissuto in te la festa della maschera e sento la musica della felicità calarsi nel mio spirito . Vecchia e cara città che hai fatto rivivere a noi tutti il riproporsi del mondo nella libertà interpretativa, nel sentirci diversi a sfidar “ riti e miti “ seppur per poche ore, a volte evocandoli altre affrontandole se pur in maniera grottesca che esplode in ognuno di noi all’approssimarsi del carnevale. Scoppia la colombina solcando il cielo sulla piazza ad annunciare la fine della festa, la caducità dell’umano ritorna ad impadronirsi del suo corpo, ognuno ritorna se stesso quasi come un ferito che torna da un campo di battaglia. E’ stato come assaporare una goccia di paradiso , come il risveglio di adamo dopo il sapore della prima mela, mentre tutto accendeva “ il colore dell’inverno."

Cesare e Giuseppe

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